Breve riflessione sui tempi che corrono

Io ultimamente ho l’impressione che stiamo vivendo un periodaccio. Mi riferisco, guarda caso, alla situazione politica e sociale che si è configurata in questi ultimi tempi; al di là dei guai vari del nostro parlamento, mi sembra proprio di rilevare nei commenti di molte persone, nelle conversazioni che si scambiano nei luoghi di ritrovo (famiglia, università, Internet…) un sentimento diffuso di rigetto, di rifiuto, di pessimismo, di disillusione nei confronti degli uomini che abbiamo eletto a governarci. Discorsi come “fanno tutti schifo”, oppure “mandiamoli tutti a casa”, che culminano in dichiarazioni quali “io d’ora in poi non voto più”. Parole che generalizzano, che estremizzano, come se veramente non potesse esistere nemmeno un uomo che ha deciso di fare politica per una finalità diversa dall’accentramento di potere e denaro, sulle sue mani e su quelle dei suoi soci. E poi, tutti a gridare, lungo l’onda di chi grida per primo, trascinatori di folle da una parte e dall’altra che fanno leva su slogan facili e immediati per catturare l’attenzione; un modo di fare, questo, che non mi trova certo d’accordo, perché prima di urlare uno slogan una persona dovrebbe perlomeno fermarsi a valutare se, dietro la “parolona”, vi sia un insieme di idee forti e soprattutto ben argomentate. Non sto affermando niente di nuovo, soltanto che ritengo più saggio riflettere prima di aprir bocca. Ciò detto, tendo comunque a preferire chi tiene la voce più bassa e si apre al confronto; d’altra parte, chi evita di mettere in discussione le proprie posizioni è quasi per definizione antidemocratico, e non si tratta certo di un comportamento da me stimabile.

In questo panorama per niente confortante, peraltro, devo ahimè riconoscere che l’attuale classe politica non fa praticamente nulla per cercare di migliorare la propria immagine, e frenare l’ondata di disistima che la sta travolgendo. Questo secondo me è grave, perché a mio avviso un paese ha davvero bisogno di credere nelle proprie istituzioni, altrimenti il mio timore è che si aprano le porte a mentalità eversive o a qualche altro “uomo della provvidenza”, e tali possibilità personalmente mi terrorizzano.

Non so, io più che arrabbiato sono triste e un po’ (molto) preoccupato per come si stanno mettendo le cose qui. Spero in bene.

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Stile

Per quanto ora possa sembrare strano persino a me stesso, da bambino avevo parecchie difficoltà nella scrittura, o meglio nei compiti di “produzione scritta”, quale era la dicitura canonica. Semplicemente, non trovavo idee sensate da tradurre in parole; nondimeno, ogni volta che formulavo un periodo mi sembrava qualcosa di esageratamente stupido, onestamente imbarazzante. Capitava che mi mettessi a piangere, perché dovevo consegnare qualcosa entro un tempo stabilito e invece dopo un’ora non avevo scritto la minima parola. Ero invidioso dei miei compagni di classe, perché loro non avevano questo problema, loro riuscivano comunque a trovare qualcosa da dire, intanto che io fissavo il foglio bianco sforzandomi di trovare un’idea.

Un’idea, già. Chissà perché, invece, ora riesco quasi sempre a trovarla, un’idea. Anche quando non ce l’ho, comincio a scrivere, mi lascio un po’ trascinare da me stesso, qualcosa di interessante magari verrà fuori, penso. E ora, a differenza di quel che accadeva allora, non ho più paura, e al contrario mi sento soddisfatto, se non addirittura compiaciuto del mio operato, al punto da volerlo pubblicare qui. Chissà che conclusioni si potrebbero trarre da questa mia esperienza, per quanto affrettate… che la fiducia in sé stessi valga quanto il talento e l’esperienza, per dire? Potrebbe anche essere, in fondo, per quanto non credo proprio lo si possa provare.

E ora che scorro la bozza rileggendola sommariamente, mi rendo conto di come abbia preso l’abitudine di parlare in prima persona, e di aver voglia di raccontare mie esperienze personali. Inevitabilmente ripenso ancora al mio vecchio web log, che nacque con la precisa intenzione di contenere solo idee, esposte da me nello stile più freddo, razionale, argomentativo, distaccato possibile. In realtà anche allora ebbi modo di smentirmi e ricredermi poco tempo dopo quella lapidaria dichiarazione di intenti, ma non mi va di tornare per l’ennesima volta su quella storia, meno che mai in questo spazio da così poco tempo creato. Comunque sia, ho l’impressione che la mia stessa scrittura stia lentamente diventando meno formalistica, meno volta alla ricerca della perfezione estetica, e in qualche modo più calda, più umana. Più ripenso al passato, più mi sembra davvero di trovare un ragazzo che si sentiva migliore solo perché “al di sopra delle emozioni”; e anche quando erano emozioni, venivano tradotte in esercizi di stile, perché le emozioni così com’erano non erano degne di essere messe per iscritto. No, tutto questo è veramente una sciocchezza. Mi sono stufato della figura da distaccato snob che mi ero costruito, voglio smettere di far finta di osservare il mondo e gli altri da un piedistallo.

Sono anche io un essere umano.

Gruppo fondamentale

Come promesso, un articolo per spiegare brevemente il significato del titolo di questo blog. Confesso che, prima di trasferirmi su WordPress.com, credevo avrei optato per un titolo molto simile al vecchio Conscientia est Potentia, scelta che avevo fatto quella volta parafrasando il ben noto detto Scientia est Potentia di Francis Bacon; peraltro, ero e rimango ancora convinto di aver avuto in quel frangente un’idea piuttosto soddisfacente. In ogni caso, anche quel vecchio titolo è stato messo da parte. Non rinnegato, come al contrario ho rinnegato il vecchio nickname “Conscius”, semplicemente messo da parte. In realtà, a essere precisi, le idee di base implicate dalla frase Conscientia est Potentia sono confluite nel più grande insieme di idee e finalità che ho deciso di dare a questa pagina virtuale. Ma andrò con ordine.

S¹ non è altro che un modo per indicare una circonferenza. A voler essere pignoli, sarebbe la circonferenza di raggio unitario con centro nell’origine delle coordinate del piano, ma non c’è bisogno di fissarsi su questo. Un punto che sta su S¹ può continuare a percorrerla all’infinito, ritornando sullo stesso cammino già battuto e passandoci sopra un numero indefinito di volte, e a ogni giro approfondire la conoscenza di quel percorso, imparando qualche cosa di più, buona o cattiva che sia, felice o dolorosa che sia; al contrario, può decidere di staccarsi da quel circolo e prendere una direzione tangente, battendo un percorso non ancora battuto prima di allora, mirando ad un certo obiettivo. Tuttavia, ad un certo momento può decidere di cambiare direzione, intraprendendo un cammino curvilineo, aperto o anche chiuso, che gli concederà anche la possibilità di curvare su una circonferenza, insomma di stare ancora su S¹, per quanto con un centro e un raggio presumibilmente diversi; sarà proprio la natura del cammino intrapreso a rendere noti quei particolari centri e raggi. Ogni scelta è a priori possibile: stare su S¹ per sempre, e così facendo rifiutando l’opportunità di battere nuovi cammini, senza nemmeno mirare ad una particolare direzione; oppure scegliere una particolare direzione tangente e tenerla per sempre, rifiutando la possibilità di cambiare direzione o di approfondire i cammini solo per una volta battuti. Le due possibilità che ho esposto sono estreme, ma entrambe possibili.

In mezzo a tale infinità di scelte, io voglio semplicemente (semplicemente?) realizzare me stesso. Questo significa tante cose, e una di esse è proprio puntare al raggiungimento della consapevolezza, come intendevo in Conscientia est Potentia. Ma di certo c’è altro, molto altro: le esperienze che vorrei fare nel mio futuro, gli altri ideali a cui miro, e tante altre cose che probabilmente scoprirò strada facendo. Io voglio stare su S¹ per non vivere superficialmente, e voglio andare oltre S¹ per non vivere limitatamente. Questo, scegliendo opportunamente i centri, i raggi, le direzioni tangenti, i cammini percorsi. Come il vecchio Conscientia est Potentia conteneva “riflessioni di un umano che vuole essere consapevole”, così questo nuovo web log conterrà pensieri e riflessioni – e forse chissà, anche un po’ di poesia – riguardo quei centri, quei raggi, quelle direzioni tangenti, quei cammini (aperti o chiusi) che io riterrò essere saggio scegliere. Alcune scelte le ho già operate con convinzione, e magari avrò modo di esporle qui; altre, sono scelte molto difficili che richiedono un grande coraggio; altre ancora, vivono nel mare delle possibilità, e molte di esse mi sono tuttora ignote. Quello che è sicuro è che si tratta di scelte sempre e comunque criticabili, e che io non vorrò mai sottrarmi al confronto, in ogni caso. Ciò che sarà di questo web log ancora non lo posso sapere, però confido che sarà una bella esperienza, come d’altra parte lo è stata Conscientia est Potentia.

Ah, una postilla: per non dimenticare che è stato anche grazie allo studio della Topologia Algebrica che ho avuto l’ispirazione giusta, metto a conclusione dell’articolo un risultato ben noto, che ha una dimostrazione particolarmente articolata e interessante. Per chi volesse approfondire, sono ovviamente disponibile a dare qualche dettaglio aggiuntivo. Tale risultato afferma che… \pi_1(S^1, x) \cong \mathbb{Z}. Chissà, forse ci sarà anche lo spazio per un po’ di matematica qui… non troppa comunque!

Ancora, buona lettura!

 

Forma, sostanza

Primo articolo del nuovo web log sulla nuova piattaforma, dunque. Immagino che sia doveroso dare qualche spiegazione ai miei venticinque (ma davvero venticinque?) lettori, catapultati in un sito internet con indirizzo completamente diverso, per ora piuttosto vuoto di contenuti. Il motivo principale è riassumibile in un semplice concetto: voglia di cambiamento. Cambiamento sostanziale, s’intende, e cambiamento che per me sia pure sinonimo di miglioramento. Ma mi sono come reso conto che… non sarà mai possibile cambiare davvero nella sostanza, senza prima distaccarsi da quelli che considero punti fissi, cose ciclicamente uguali a sé stesse. Il mio vecchio blog è una di queste cose, creato ormai quasi tre anni fa, quando ancora scrivevo cose che difficilmente scriverei anche oggi, e mi firmavo “Conscius” sentendomi particolarmente realizzato. No, io non credo che abbia più senso firmarsi “Conscius”, non credo di essere una persona “consapevole”. Continuo a credere che la consapevolezza sia un valore irrinunciabile, ma non voglio assolutamente credere né tantomeno far credere di possederla, quando mi rendo conto ogni giorno che passa di capire sempre qualcosa di più – di me, e della vita in genere. Per questo motivo, d’ora in poi e finché me la sentirò, sarò semplicemente Ani-sama (il mio storico nickname) o ancor più semplicemente Francesco; abbandonare quell’ingenuo e giovanile atto di snobismo mi fa sentire più in pace con me stesso, e in un certo senso forse anche più libero. Un semplice cambiamento formale come questo cambio di piattaforma ha veramente il potere di farmi sentire diverso e migliore, nella mia sostanza.

In ogni caso, basta parlare di me! A seguire tra non molto, un articolo in cui spiegherò nel dettaglio il significato del titolo di questo web log, e poi si vedrà. Per adesso, non posso fare altro che gli auguri canonici, e cioè: buona lettura a tutti!