Sfogo di un utente oculato

Basicamente, mi sono stufato. Ho raggiunto il limite, non ne posso più. Due minuti fa mi è arrivata un’altra di quelle cosiddette “catene di Sant’Antonio”. Ma stavolta, nemmeno la storiella strappalacrime (“se non la mandi ad almeno dieci persone non troverai mai l’amore”), o la bambina con la malattia più rara di questo mondo (“se non inoltri la mail, morirà!”), o una qualche improbabile e inconcludente petizione. No, stavolta mi è toccato ricevere qualcosa di talmente stupido, ma talmente stupido, che viene certo da domandarsi che cosa mi abbia spinto addirittura a leggerne il testo fino in fondo. Io direi proprio che siamo alla frutta, e già che ci sono maledico personalmente chiunque si ostini a premere sul pulsante “inoltra” come una specie di automa. Per la miseria, voglio dire: ognuno è padrone di svolgere le attività che più lo aggradano, anche le più insulse, ma intasare le caselle email di chi vorrebbe possibilmente leggere qualcosa di consistente, non mi sta bene, proprio no.

E visto che siamo in tema di incazzature, lasciatemi anche dire che non sopporto più di navigare su Internet e leggere testi sempre, costantemente pieni di sgrammaticature. Al di là degli svariati web logs di preadolescenti (soprattutto ragazzine, devo dire) che con tutta evidenza non conoscono l’italiano ma solo ed esclusivamente la sua “variante sms”, sembra essere un’eventualità abbastanza rara (nei blogs sicuramente, ma anche fuori) leggere un testo in cui:

  1. si trova scritto giustamente po’ invece di o po;
  2. ha l’accento ma fa no;
  3. sta e sto non hanno l’accento;
  4. sa e so non hanno l’accento;
  5. ecc.

Arrivo al punto che, quando trovo qualcuno su internet che scrive senza tutte quelle fastidiose sbavature, mi prende un po’ di quell’ottimismo di chi si rende conto che sì, in fondo non tutto è ancora perduto. Mah!

Voglia di silenzio

Brevemente.

Sono assordato dall’attuale dibattito politico in Italia. Letteralmente assordato. Sento ripetere sempre le stesse cose, da una parte e dall’altra, ad altissima voce, come dischi rotti. E chi cerca di ragionare, riflettere, argomentare, viene surclassato dalle urla.

Viene voglia di sparire per un po’, rifugiarsi in un eremo lontano da tutto e da tutti. Con un po’ di silenzio, infine.