“Cantami di questo tempo…”

Vorrei, in questa giornata, rendere omaggio ad un grande cantautore, che sento di poter dire artista. Non mi sento di scrivere altro, qui.

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Mezzo metro

Nei due giorni scorsi è nevicato, su Pavia.  Mezzo metro in tutto, direi. La città che cambia aspetto, le strade che spariscono, i marciapiedi come sentieri battuti in un campo completamente bianco. E poi, la luce: la luce dei lampioni cittadini, ma riflessa, diffusa ovunque, a creare quella particolarissima atmosfera.

Adesso sta piovendo, però. Ogni goccia d’acqua è come acido corrosivo, che buca il manto bianco, lo dissolve. Presto quel mezzo metro caduto in due notti sarà ridotto ad acqua sporca e fangosa, spiacevole da vedere, fastidiosa da camminarci sopra.

Non è giusto. Non è giusto che una cosa così bella, così… rivoluzionaria, sia destinata a essere tanto effimera. Vorrei che questa neve potesse restare così com’è, pulita, in un certo senso perfetta, per un altro giorno ancora. E invece sono condannato ad assistere al suo lento dissolvimento, alla sua agonia. Ecco: non è la sua fine in sé a farmi tanta pena. È la sua fine in questo modo, così atrocemente graduale. Se la neve caduta ieri e oggi su questa città deve proprio sciogliersi, io vorrei che si sciogliesse in un istante solo! E invece tengo serrate le persiane, per non vederla intanto che la pioggia, goccia dopo goccia, la distrugge.