Breve riflessione politica

A me pare che alla sinistra in Italia – ma forse chissà, anche all’intero paese – ciò che davvero manca sia una robusta e necessaria dose di programmaticità, organicità delle proposte. Sembra che “sinistra” ora sia una parola evocata da pochissime tematiche, sempre le solite: articolo 18, pensioni, no austerità, qualcosa sui cosiddetti diritti civili. Possibile non ci sia nient’altro? Le classi cosiddette “deboli” sicuramente includono salariati e pensionati; sicuri che non includano anche altre categorie di persone? Senza fare elenchi, già per esempio pensare alle generazioni future e al loro benessere, mi pare potrebbe essere un tema “di sinistra”. No?

Riuscirò, un giorno, a vedere una proposta politica di sinistra, anche radicale, che sia in grado di fornire una visione di insieme e soprattutto risposte concrete? Intendo risposte vere e non illusorie, economicamente sostenibili data la grave situazione attuale, e senza che si debba ricorrere ad una vacua retorica anti-sistema – buona solo per dare alle persone qualcosa contro cui sfogarsi. Sto forse chiedendo troppo?

Chi sono i più grandi alleati dei progressisti?

Chi sono i più grandi alleati dei progressisti? Ovviamente, gli estremisti reazionari.

Una legge con cui sono in disaccordo, la vogliono abolita, senza se e senza ma. Guai, a scendere ad un compromesso, anche se è un compromesso che va a loro favore. Preferiscono gloriarsi di essere netti, severi, irriducibili. O tutto o niente. Così, magari rinunciano anche a votare per le forze politiche di governo, ritenute – quando va bene – troppo molli. Anzi, si chiamano fuori sin dal principio da qualsivoglia reale dibattito politico, ché ad entrarvi e ad ottenere lì dentro risultati concreti, dovrebbero per forza di cose sporcarsi le mani, intaccare quei valori che per loro sono un totem sia nella vita privata che in quella pubblica.

Essi sposano, di fatto, forse inconsciamente, la regola (brigatista!) del “tanto peggio, tanto meglio”. Se per qualche ragione si facesse un piccolo passo in avanti nella loro direzione, ecco che di colpo perderebbero ogni credibilità nel loro costante affermare “O tempora, o mores”. Dunque, a loro conviene preservare lo status quo, per poter gridare il loro continuo scandalo e disprezzo per questa “società senza valori”.

Naturalmente, nonostante il clamore che sono in grado di suscitare, il loro reale peso politico è minimale, poiché il loro comportamento paradossale non fa altro che dipingerli agli occhi di tutti come invasati senza speranza. Ed ecco che, in questo modo, essi scatenano un naturale – per quanto sovente scomposto – sentimento di anti-reazione, che le forze progressiste non perdono l’occasione di catturare, accelerando così la creazione di un’opinione pubblica a loro favorevole.

Dunque, sono anche gli invasati clericali a diffondere l’anticlericalismo, pure quello più becero e blasfemo. Sono anche i fanatici antiabortisti a polarizzare un’opinione favorevole all’aborto, rinunciando peraltro a qualsiasi soluzione che non sia l’abolizione totale, e con questo contribuendo alla preservazione dello stato attuale. Sono anche i paladini della morale, a scatenare la voglia di liberarsi totalmente di qualsiasi morale.

E invece, una morale qualsiasi – per quanto migliorabile, per quanto imperfetta – è comunque meglio di nessuna morale.

Perché avverso il Movimento 5 Stelle (e ancor di più Beppe Grillo)

Fatemi parlare un po’ di Beppe Grillo e della sua creatura, il Movimento 5 stelle (in breve M5S), e fatemi spiegare una volta per tutte come mai non perdo una sola occasione per criticarlo – come chi mi segue su Facebook o Google+ sa bene.

La mia avversione al “MoVimento”, come amano definirsi, non origina necessariamente dal merito delle sue proposte politiche (non sempre, insomma). Chi è così stupido da dire che non va bene la trasparenza, che non va bene fare politica in modo disinteressato, chi non vuole potenziare la raccolta differenziata, eccetera eccetera? Tutte cose belle; e al di là di certe provocazioni che mi diletto a fare sui social networks, sono abbastanza convinto che in fin dei conti le energie umane del M5S siano positive, e molte proposte concrete e valide.

Per me c’è però un enorme problema di metodo, lì dentro. Ad esempio, c’è la spiacevole sensazione – avvalorata da certe notizie degli ultimi mesi – che il Movimento abbia una linea dettata di fatto esclusivamente dal “guru”, ossia Beppe Grillo. A leggere i commenti su Internet (il suo blog, o anche vari siti “indipendenti”) trovo una quantità di suoi seguaci invasati pronti a difenderlo anche se quello stuprasse la loro moglie. Non trovo sia dimostrazione di intelligenza o di “indipendenza” demandare il proprio senso critico alle sue sparate quotidiane, quando peraltro queste sparate scivolano ogni giorno di più – opinione mia, qui – verso posizioni criptoleghiste, anti-tasse, anti-euro, anti-tutto. Per non parlare del diffuso populismo che, a voler vedere, ha sempre contraddistinto Grillo, e che personalmente trovo insopportabile.

Ed ecco un altro guaio. La ragione di alcune scelte di campo di Grillo e del M5S, per esempio riguardo  inceneritori, OGM, TAV, etc. etc., viene ridotta essenzialmente a qualcosa di totalmente emotivo, che potrei riassumere nell’espressione “siamo contro perché è roba brutta”, senza nemmeno pensare di fare un discorso serio (scientifico!) costi/benefici. In alcuni casi, tra cui spicca la TAV, vi sono certo studi tecnici seri dietro alle ragioni dei “no”. Ma in altri casi… in altri casi il metodo dei “grillini” è quello di prendere una (anche solo una!) fonte a sostegno delle loro tesi, non importa se di riconosciuto valore o no, sbandierarla ai quattro venti come unica possibile portatrice di verità, e dire che chi non la pensa come loro è un colluso in mala fede. Io, se mi dico pro OGM, rischio di prendermi la patente di servo delle multinazionali. Ma che discorso è?

Per finire, l’ultima grossa criticità: attorno a Grillo e al M5S – ancorché essi stessi non credo arrivino a tanto ufficialmente – si radunano i peggio complottisti da strapazzo d’Italia. Quelli che non siamo mai andati sulla Luna, quelli che il signoraggio bancario, quelli che le scie chimiche, etc. etc. Anche qui il problema è di metodo. Si trovano su Internet personaggi che ritengono di aver capito l’economia solo avendo visto Zeitgeist Addendum, e quando essi si trovano a dibattere con persone realmente preparate nel campo (che perdono il loro tempo e la loro pazienza a spiegare come la maggior parte delle idee trovate sulla Rete a tal proposito sono, scusatemi il termine, bullshit), la risposta che danno è del tipo “ma tu hai studiato l’economia sui testi dei poteri forti che ti hanno indottrinato”. Voglio dire, per me questo è un insulto all’intelligenza.

Voglia di silenzio

Brevemente.

Sono assordato dall’attuale dibattito politico in Italia. Letteralmente assordato. Sento ripetere sempre le stesse cose, da una parte e dall’altra, ad altissima voce, come dischi rotti. E chi cerca di ragionare, riflettere, argomentare, viene surclassato dalle urla.

Viene voglia di sparire per un po’, rifugiarsi in un eremo lontano da tutto e da tutti. Con un po’ di silenzio, infine.

Dichiarazioni di voto

Non ho speso una parola, finora, riguardo le appena avvenute elezioni politiche. Ricordo che due anni fa ero molto coinvolto dall’argomento, d’altra parte si veniva da un quinquennio di berlusconismo e avevo da poco formato la mia identità ideologica, per così dire, e peraltro si trattava delle mie prime elezioni.

Allora, votai il Partito dei Comunisti Italiani. Fu una scelta da me molto ponderata, giustificata dalla volontà di dare un voto a persone che portassero avanti idee più nette e forti, senza però tradire il Governo come fece Rifondazione Comunista nel 1998. Io non mi sento di rimpiangere quel voto, nonostante molti sostengano che la sinistra “radicale” abbia indebolito il Governo uscente. Insomma, probabilmente un po’ è anche vero, ma in fondo mi sento di dire che le persone da me scelte allora si siano comportate in maniera tutto sommato responsabile (a parte in qualche frangente in cui si arrivò forse ad esagerazioni evitabili). Irresponsabili e traditrici, al contrario, sono state le defezioni di gente come Mastella o Dini, quest’ultimo addirittura riciclatosi nelle file del Popolo della Libertà.

In ogni caso, alle elezioni del 2008, ahimè miseramente perse, non ho votato la Sinistra Arcobaleno. Per stavolta, ho optato per il Partito Democratico, spinto da una serie di motivi da me tutti ritenuti ugualmente buoni. Quello più ovvio era il timore di disperdere il voto, dandolo ad un simbolo che non avrebbe mai potuto sperare di andare al Governo; poi, devo ammettere che questo PD è stato effettivamente una novità nel panorama italiano, un partito che è nato con un evento di partecipazione attiva che ho apprezzato e a cui ho partecipato, un partito che finalmente “mi sapeva di nuovo”, nel modo di porsi sulla scena politica e di gestire la dialettica. Stavolta il mio voto non è stato particolarmente ideologico: altrimenti, sarebbe dovuto andare un po’ più a sinistra del PD. La mia speranza è che la Sinistra “radicale” italiana, miseramente sconfitta, sappia riorganizzarsi e modernizzarsi seguendo nella forma la lezione data dal Partito Democratico. Probabilmente non potrà vincere le elezioni, però potrà costituire un’alternativa moderna e di governo agli altri partiti, abbandonando completamente una dialettica datata, in un paese dove gli operai metalmeccanici votano la Lega Nord.