Trasfigurazione e morte

II. Chi sei, tu?

I. Io sono I***.

II. Anche io, sono I***.

I. Entrambe siamo I***. L’I*** di adesso, l’I*** di allora, che tuttora vive in te. Due persone diverse, ma entrambe la vera I***. Eppure, tu ora mi detesti.

II. Sono cambiata. Dovevo cambiare. Ora, mi sento in pace con me stessa.

I. Ne sei sicura?

II. Per le altre persone e per me stessa, ora sono un modello migliore di prima. Sono migliore di prima.

I. Ne sei sicura?

II. Prima, sbagliavo in continuazione. Tutti mi avrebbero disprezzato. Si sarebbero presi gioco di me. Ero scandalosa, ero solo uno scandalo!

I. Questo perché ti sei sempre sentita inadeguata a te stessa e alle altre persone.

II. Il mio corpo e il mio animo era sporco. Continuavo a sporcarmi. E forse… mi piaceva. Ma mi odiavo. Odiavo me stessa. Perché sbagliavo.

I. E così, ti sei costruita tu stessa una prigione per il tuo corpo, per il tuo animo.

II. Non è forse meglio così? Certo che è meglio così. Ora vivo per fare ciò che è giusto.

I. Eppure, ti senti sola.

II. Non è così! Tanti ora mi apprezzano, mi lodano, perché mi comporto correttamente.

I. Eppure, ti senti sola.

II. Non è così, non è affatto così! Ho anche il ragazzo! Lui è come me, lui la pensa come me!

I. Eppure, hai lasciato un mondo intero alle tue spalle. Quel mondo, insieme con gli amici di allora. Vuoi eliminare anche loro insieme a me, non è così?

II. Loro sbagliano. Mi facevano sbagliare, convincendomi che andava tutto bene. Non posso più stare con loro. Devono capire ciò che è giusto. Devono capire che io sto facendo ciò che è giusto.

I. Però, loro ti piacevano. Li hai amati.

II. Non è che io li detesti.

I. Ma se parli male di loro, alle loro spalle.

II. È perché loro mi criticano sempre! Anche adesso, che faccio ciò che è giusto, loro continuano a criticarmi!

I. La verità è che ti criticano perché ancora ti amano.

II. Il loro giudizio non conta più niente! È solo un fastidio. Altri, ora, mi lodano. Mi amano per quella che sono.

I. Ma chi sei tu? Cosa sei tu?

II. Io sono una persona che vive correttamente, e che non sbaglia più come un tempo. Non sbaglierò più.

I. Tu allora sbagliavi, ma eri capace di amare.

II. Pensi che non ne sia più capace? Come puoi pensare una cosa simile? Non è come pensi, non è affatto come pensi tu!

I. Ora fai ciò che è giusto, ma chiusa nella prigione del tuo animo sai solo giudicare le altre persone. Non sai più amare.

II. Non è così, non è affatto così!

I. L’attuale te stessa è il frutto di una tua libera scelta. Eppure, tu ancora ti senti inadeguata. Ti senti sola.

II. Non è vero! Sono tutte falsità!

I. Tale è il tuo animo. Ricolmo di tristezza, il tuo stesso animo.

L’Arte può salvarti!

La Verità può nutrirsi di sensibilità umane differenti da quella indicata dall’orizzonte culturale di riferimento. Conoscere sensibilità differenti, attraverso l’Arte, ti fa abbassare le difese nei confronti dell’altro, ti fa capire che può esistere un discorso indipendente da giudizi morali eventualmente assegnati. È importante superare le paure verso la deviazione dal canone, non per deviare tu stessa, e neppure per smettere di dare un giudizio di valore a tali deviazioni; soltanto, per capire che tale è la libertà donataci, e che temere la libertà è come temere la vita stessa. In questo senso, anche un’arte “moralmente inaccettabile” ha dignità di vita e di esistenza, e anche l’errore morale di taluni esiti artistici può illuminarti riguardo l’uomo, la vita, il suo destino.

(Scritto in treno verso Milano, la mattina di lunedì 29 aprile 2013.)