Vi interessa, l’Algebra Universale?

Tre matematici, no, in realtà quattro. Sì, proprio quattro. E a loro eccetto che a me, apparentemente, non interessava. Sembra proprio una gran figata, questa Algebra Universale. Così formale, generale… anche la Teoria delle Categorie non sembra da meno, in effetti.

Ma in fondo, non credo che sarà sufficientemente bella al punto che la sognerò, stanotte. Come ho già ripetuto un’altra volta, sono anche io un essere umano. E in momenti come questo, vorrei essere un po’ più realmente umano, più di quanto alcune lacrime possano suggerire.

Comunque, se a qualcuno interessa l’Algebra Universale, ho trovato un libro gratis qui. Ma chissà, forse non è che non fossero proprio interessati, forse era solo il momento a essere inopportuno. Vabeh, pazienza, anche per stavolta, pazienza. Buonanotte.

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Preconcetti matematici

Io, confesso, sto cominciando ad averne abbastanza. Intendo, dell’opinione che ha la maggior parte delle persone sulla Matematica, cioè le frasi fatte di quelle persone che non l’hanno mai studiata un po’ nel dettaglio, o che non hanno mai pensato di andare a conoscerla oltre gli stereotipi, oltre i luoghi comuni.

Ecco, ad esempio mi irrita sentirmi sempre dire cose del tipo: “sei un matematico, sai fare bene i calcoli, fai i calcoli!” Ma no, assolutamente no, l’idea (diffusa) che il matematico sia quello che sa far di conto meglio degli altri è una solenne idiozia. Una delle cose che ho imparato e che sto imparando studiando è che il matematico, piuttosto, è uno che cerca di fare meno conti possibili, perché i conti sono brutti, sono noiosi e poco interessanti concettualmente. Cioè, intendiamoci: uno che sa fare a mente 134456 \cdot 9400552 (numeri scritti a caso) non è necessariamente un buon matematico, è soltanto uno portato per fare moltiplicazioni, cosa che peraltro sa fare in molto meno tempo un calcolatore. Ecco, già che ci sono posso affermare: tutto ciò che fa un calcolatore, di solito, sono quei calcoli poco interessanti che il matematico non avrà mai voglia di fare. O ancora, potrei dire che in moltissimi casi non interessa minimamente il risultato numerico di una certa operazione; quello, piuttosto, può interessare ad un ingegnere o al più ad un fisico. Al contrario, se io dico che a moltiplicato per b fa a \cdot b, dico non solo una cosa sempre vera, ma uso un formalismo che mi permette di approfondire il concetto di “moltiplicazione” e di lasciar spazio a generalizzazioni in varie possibili direzioni. In altre parole: se al posto di a e b, che sono simboli, sostituisco (per esempio) i numeri scritti prima e con “moltiplicazione” intendo l’usuale moltiplicazione fra numeri, ricado in quel calcolo sopra citato; però nessuno mi vieta di dare ad a e b un significato diverso, così come alla “moltiplicazione”, e a quel punto anche a \cdot b avrebbe un altro significato. Quello che intendo dire è che la Matematica evita di fissarsi su casi particolari poco rilevanti (come quelli dei soliti calcoli), cercando quando possibile di usare un formalismo dotato di maggiore generalità e adattabile al maggior numero di casi particolari che si conoscono. Studiando la Matematica, mi rendo conto io stesso di come le uniche cifre che si leggono con una certa frequenza nei libri e durante le lezioni sono lo 0 , l’1 e il 2, più raramente il 3, basta. Il resto è praticamente tutto linguaggio simbolico, e il fatto che sia così rende la Matematica quello che veramente è, cioè una scienza meravigliosa, che trova la sua potenza nel suo essere un linguaggio in un certo senso universale, relativamente alla scienza e alla cultura umana.

Finalmente oggi piove

Ricordo ora. Era il 16 maggio, oggi è il 17. Tre anni, da quel maggio, sembra impossibile ma sono già veramente tre anni. In ogni caso, quella storia è finita, le ferite ormai rimarginate. Resta senz’altro un ricordo affettuoso e malinconico nei confronti di quella persona.

Come vorrei tornare a essere così spensierato! Al liceo non c’erano vere preoccupazioni; ora, queste si sommano e si confondono insieme, diventa tutto così pesante e faticoso, ripetitivo, alienante. Le settimane si susseguono, uguali a sé stesse, e il mio tempo scivola via senza che io riesca a fermarlo, cogliere la pienezza dei suoi istanti, tirare un respiro. Vivo come strattonato dal futuro, contando i giorni che restano prima delle mie scadenze, rimanendo in un limbo di indolenza, sensi di colpa, faticose masturbazioni cerebrali. Chissà, forse dovrei solo imparare a essere più deciso, risoluto. Anche più metodico, perché no? Quello che ci vuole, e che sovente mi fa difetto, è la forza per innescare e mantenere un regime di vita diverso, più attivo, che impegni davvero le mie giornate, che mi permetta di arrivare a sera senza sentirmi stanco, annoiato e triste solo perché ho passato il resto delle ore a non fare nulla di utile e nemmeno nulla di divertente, incollato allo schermo di questo computer ad aprire le solite pagine internet e a controllare la posta elettronica ogni dieci minuti, oppure in giro per la casa come un fantasma. Basta, così non va bene, così non è vivere, così è come esser morti.

Ecco, almeno ora ho scritto. Dare una chiara forma ad un problema è senz’altro il primo passo per riuscire a risolverlo, questo fatto è evidente a tutti, ancor di più a uno studente di Matematica, credo. Peraltro oggi piove, la qual cosa mi dà maggiore serenità. Bella la pioggia della primavera e dell’estate, pregnante com’è di suggestioni emotive, che disseta la terra e porta nell’aria la fresca fragranza di una vita rinnovata e purificata. Ci voleva proprio.

Regime reloaded?

Non avevo preventivato di scrivere tre articoli di seguito legati a fatti di attualità, diciamo “figli dei tempi”: questo web log è nato, come già esprimevo, per dare voce ed espressione alle mie idee ed esperienze, o meglio a quelle idee ed esperienze che ritengo stimolante pubblicare, mettere in discussione con tutti quanti. Però ultimamente stanno succedendo cose per le quali sento come un’irrefrenabile necessità di dire la mia, anche se si tratta di commenti di avvenimenti recenti più che riflessioni sedimentate nella mia mente. Passerà anche questa fase, questa stazione, per citare un grande cantautore, intanto però io questo articolo lo scrivo.

L’evento in questione è la famigerata puntata di AnnoZero del primo maggio. Non ho avuto modo di guardarla in TV, mi sono dovuto accontentare di qualche estratto dal solito YouTube e della lunga trafila di commenti che ne è seguita. Quello che ho visto, in particolare, è stato il rissoso e volgare sproloquio di Vittorio Sgarbi, contrapposto alla stupefacente calma del conduttore  Michele Santoro e alla compostezza (venata di cinismo) del giornalista Marco Travaglio. Casus belli, la messa in onda di stralci del famigerato V2-day di Grillo, con tanto di insulti al presidente Napolitano e al medico Umberto Veronesi. A farmi impallidire, comunque, non è stato Sgarbi, i cui atteggiamenti sono deprecabili ma in fondo ben noti a tutti. A turbarmi profondamente sono state le successive dichiarazioni del presidente della RAI Petruccioli (riassunte in questo articolo). Un “uso arbitrario e indecente” della televisione pubblica, da parte di Santoro, colpevole di aver “messo il servizio pubblico radiotelevisivo a disposizione di Beppe Grillo”, “una vergogna che non si ripeterà”, sempre a detta di Petruccioli.

Ora, non per fare il maligno dietrologo, ma a me sembra che vi sia una volontà (chissà da parte di chi?) di estromettere Santoro dalla RAI per una seconda volta. Non riesco sinceramente a capire come mai si voglia incolpare la sua trasmissione per parole pronunciate da una persona che con la trasmissione non ha proprio niente a che fare. Era ben noto cosa avesse detto Grillo al suo comizio, ne avevano già parlato i giornali, immagino anche le televisioni (non posso confermare perché non guardo molto la TV); per quanto si possa essere in disaccordo con il comico – io personalmente nutro un certo numero di perplessità non indifferenti – mi sembra quantomeno legittimo discuterne, confrontarsi,  che poi significa anche mettere anche in luce le sue criticità, invece di fare finta che non esista. Se Beppe Grillo è effettivamente diventato un fenomeno, fa bene Santoro a dargli giornalisticamente peso. Le esternazioni del comico sono pur sempre una notizia, e non riesco a capire come mai il presidente della RAI abbia inteso incolpare Santoro per il semplice fatto di averla riportata, lasciando peraltro – come è sacrosanto – spazio a Sgarbi per controargomentare (e insultare). Nessuno peraltro ha osato criticare le urla e le volgarità di quest’ultimo, che adesso si giustifica e non osa certo scusarsi. Da chissà dove rispunta persino Mastella, riecheggiano quei toni propri del vecchio “editto bulgaro” berlusconiano, con la novità che questa volta sentiamo esponenti di entrambe le parti politiche affermare concetti come “gogna mediatica” o il già riportato “uso arbitrario e indecente”; ai tempi, si sentiva parlare lo stesso Berlusconi di “processi in diretta” e di “uso criminoso”. La mia impressione, a volte, è che si voglia proprio censurare chi osa trattare argomenti che risultano scomodi a certuni, come anche il fenomeno Grillo.

È un po’ assurdo poi, che io adesso debba passare per sostenitore di Beppe Grillo quando in realtà non sono certo fra i suoi estimatori. Il punto è che, almeno nel mio modo di vedere, alle provocazioni lanciate si risponde dialetticamente, invece di minimizzarle. La dirigenza RAI sta veramente facendo una figura vergognosa.

La fine della solidarietà?

La destra ha vinto anche a Roma, dopo il successo alle elezioni politiche. Si sono viste persone scendere in piazza facendo saluti romani. Pare che la questione della sicurezza e degli immigrati abbia pesato non poco nel voto, al punto da spingere all’elezione di un nuovo sindaco che in gioventù fu un neofascista. Al nord, invece, spopola la Lega; un gran numero di persone hanno votato quelli che “ce l’hanno duro”, quelli che “imbracciano i fucili”, eccetera.

Per certi versi mi sembra un po’ strano. L’Italia è un paese a maggioranza cattolica, almeno sulla carta. La religione, che pure ha tanti difetti – soprattutto riguardo agli uomini che la gestiscono – professa però un’idea molto forte di solidarietà umana, proprio la “carità cristiana”. Ma dov’è finita, allora, la carità cristiana? Cosa c’è di caritatevole nei manganelli idealmente o fisicamente dati addosso agli immigrati, senza distinzione? Cosa c’è di solidale nel leghismo? Eppure al nord erano tanti a votare DC…

Forse non è del tutto vero che la solidarietà è sparita. Soltanto, sembra che molti italiani (e al nord i “padani”) non siano in grado di promuoverla che per sé stessi, per le proprie comunità e per nessuno al di fuori di esse. Penso a quelli che, la domenica, scambiano il gesto di pace senza ragionare sul fatto che idealmente è un gesto universale, dedicato a chiunque sia umano; quanti di questi uomini cadono poi nella solita contraddizione, manifestando fuori dalla chiesa sentimenti indiscriminati e generalizzati di odio e di chiusura? E allora, forse, non sarebbe il caso di smetterla con tante ipocrisie?

Io non sono cattolico, e nemmeno credente. Ed evito di generalizzare se non ho la sicurezza di affermare qualcosa di riscontrabile. L’immigrazione ha evidentemente portato cose buone e cose cattive in Italia, ma io, forse per colpa di deformazione accademica, non posso  far altro che affermare che esistono uomini che arrivano in Italia e creano problemi obiettivi di ordine pubblico, ma che esistono anche tanti uomini che arrivano in Italia con l’umiltà e la speranza di chi spera di costruire per sé un futuro migliore. A questi ultimi va senz’altro un ideale gesto di pace e di solidale incoraggiamento, da parte mia.