«Non sono solo»

È un periodo cruciale. Il mio rinnovato bisogno di relazioni, forte al punto da provocare dolore, si scontra con una situazione che conduce alla solitudine. A cercare relazioni nella solitudine, non ero più abituato. O forse, non sono mai stato abituato, ché da sempre fuggivo dalla solitudine, cercando un qualche rifugio. Videogiochi, conversazioni online, social network. Per qualche tempo ha funzionato, ma adesso tutto ciò mi lascia una vaga eppure certa sensazione di distacco dalla realtà, ossia distacco dai corpi, dalle relazioni, in definitiva distacco dall’uomo e dalla Verità.

È arrivato il momento di essere forti. Ora, dopo l’anno che è passato – con tutto ciò che ha portato nella mia vita! – dovrei avere anche gli strumenti per riuscire. Non dirò «non sono solo», a questo punto: no, la verità è che sono solo, e che devo farcela da solo; eppure, anche nella solitudine esiste la possibilità di costruire relazioni.

L’Arte è un esempio. L’Arte mi permette di stabilire legami umani, veri, concreti. Di certo, imparare a relazionarmi con l’Arte non è stato facile, e tuttora in certe occasioni mi costa fatica. In questo preciso momento, però, ecco un’epifania: la parola chiave, il concetto chiave è sempre quello di uomo, e di vita. Relazionarsi con un’opera d’arte, relazionarsi con una persona, finanche relazionarsi con Dio (o chi per lui): concettualmente, sostanzialmente, non cambia nulla. “Tutte le relazioni sono umane”, si potrebbe dire. Ecco che allora l’idea stessa di “solitudine” perde le sue usuali connotazioni. O forse no, forse è meglio mettere da parte strani tentativi di cambiare il significato della parola, e contraddire invece ciò che ho affermato prima: non sono solo, se stabilisco relazioni. Questa è, in effetti, una tautologia. La vera solitudine è l’assenza di relazioni, cioè la vera solitudine equivale alla morte stessa, e non dipende necessariamente dalla circostanza di essere da soli o in compagnia di qualcuno.

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Trasfigurazione e morte

II. Chi sei, tu?

I. Io sono I***.

II. Anche io, sono I***.

I. Entrambe siamo I***. L’I*** di adesso, l’I*** di allora, che tuttora vive in te. Due persone diverse, ma entrambe la vera I***. Eppure, tu ora mi detesti.

II. Sono cambiata. Dovevo cambiare. Ora, mi sento in pace con me stessa.

I. Ne sei sicura?

II. Per le altre persone e per me stessa, ora sono un modello migliore di prima. Sono migliore di prima.

I. Ne sei sicura?

II. Prima, sbagliavo in continuazione. Tutti mi avrebbero disprezzato. Si sarebbero presi gioco di me. Ero scandalosa, ero solo uno scandalo!

I. Questo perché ti sei sempre sentita inadeguata a te stessa e alle altre persone.

II. Il mio corpo e il mio animo era sporco. Continuavo a sporcarmi. E forse… mi piaceva. Ma mi odiavo. Odiavo me stessa. Perché sbagliavo.

I. E così, ti sei costruita tu stessa una prigione per il tuo corpo, per il tuo animo.

II. Non è forse meglio così? Certo che è meglio così. Ora vivo per fare ciò che è giusto.

I. Eppure, ti senti sola.

II. Non è così! Tanti ora mi apprezzano, mi lodano, perché mi comporto correttamente.

I. Eppure, ti senti sola.

II. Non è così, non è affatto così! Ho anche il ragazzo! Lui è come me, lui la pensa come me!

I. Eppure, hai lasciato un mondo intero alle tue spalle. Quel mondo, insieme con gli amici di allora. Vuoi eliminare anche loro insieme a me, non è così?

II. Loro sbagliano. Mi facevano sbagliare, convincendomi che andava tutto bene. Non posso più stare con loro. Devono capire ciò che è giusto. Devono capire che io sto facendo ciò che è giusto.

I. Però, loro ti piacevano. Li hai amati.

II. Non è che io li detesti.

I. Ma se parli male di loro, alle loro spalle.

II. È perché loro mi criticano sempre! Anche adesso, che faccio ciò che è giusto, loro continuano a criticarmi!

I. La verità è che ti criticano perché ancora ti amano.

II. Il loro giudizio non conta più niente! È solo un fastidio. Altri, ora, mi lodano. Mi amano per quella che sono.

I. Ma chi sei tu? Cosa sei tu?

II. Io sono una persona che vive correttamente, e che non sbaglia più come un tempo. Non sbaglierò più.

I. Tu allora sbagliavi, ma eri capace di amare.

II. Pensi che non ne sia più capace? Come puoi pensare una cosa simile? Non è come pensi, non è affatto come pensi tu!

I. Ora fai ciò che è giusto, ma chiusa nella prigione del tuo animo sai solo giudicare le altre persone. Non sai più amare.

II. Non è così, non è affatto così!

I. L’attuale te stessa è il frutto di una tua libera scelta. Eppure, tu ancora ti senti inadeguata. Ti senti sola.

II. Non è vero! Sono tutte falsità!

I. Tale è il tuo animo. Ricolmo di tristezza, il tuo stesso animo.