«Non sono solo»

È un periodo cruciale. Il mio rinnovato bisogno di relazioni, forte al punto da provocare dolore, si scontra con una situazione che conduce alla solitudine. A cercare relazioni nella solitudine, non ero più abituato. O forse, non sono mai stato abituato, ché da sempre fuggivo dalla solitudine, cercando un qualche rifugio. Videogiochi, conversazioni online, social network. Per qualche tempo ha funzionato, ma adesso tutto ciò mi lascia una vaga eppure certa sensazione di distacco dalla realtà, ossia distacco dai corpi, dalle relazioni, in definitiva distacco dall’uomo e dalla Verità.

È arrivato il momento di essere forti. Ora, dopo l’anno che è passato – con tutto ciò che ha portato nella mia vita! – dovrei avere anche gli strumenti per riuscire. Non dirò «non sono solo», a questo punto: no, la verità è che sono solo, e che devo farcela da solo; eppure, anche nella solitudine esiste la possibilità di costruire relazioni.

L’Arte è un esempio. L’Arte mi permette di stabilire legami umani, veri, concreti. Di certo, imparare a relazionarmi con l’Arte non è stato facile, e tuttora in certe occasioni mi costa fatica. In questo preciso momento, però, ecco un’epifania: la parola chiave, il concetto chiave è sempre quello di uomo, e di vita. Relazionarsi con un’opera d’arte, relazionarsi con una persona, finanche relazionarsi con Dio (o chi per lui): concettualmente, sostanzialmente, non cambia nulla. “Tutte le relazioni sono umane”, si potrebbe dire. Ecco che allora l’idea stessa di “solitudine” perde le sue usuali connotazioni. O forse no, forse è meglio mettere da parte strani tentativi di cambiare il significato della parola, e contraddire invece ciò che ho affermato prima: non sono solo, se stabilisco relazioni. Questa è, in effetti, una tautologia. La vera solitudine è l’assenza di relazioni, cioè la vera solitudine equivale alla morte stessa, e non dipende necessariamente dalla circostanza di essere da soli o in compagnia di qualcuno.

L’Arte può salvarti!

La Verità può nutrirsi di sensibilità umane differenti da quella indicata dall’orizzonte culturale di riferimento. Conoscere sensibilità differenti, attraverso l’Arte, ti fa abbassare le difese nei confronti dell’altro, ti fa capire che può esistere un discorso indipendente da giudizi morali eventualmente assegnati. È importante superare le paure verso la deviazione dal canone, non per deviare tu stessa, e neppure per smettere di dare un giudizio di valore a tali deviazioni; soltanto, per capire che tale è la libertà donataci, e che temere la libertà è come temere la vita stessa. In questo senso, anche un’arte “moralmente inaccettabile” ha dignità di vita e di esistenza, e anche l’errore morale di taluni esiti artistici può illuminarti riguardo l’uomo, la vita, il suo destino.

(Scritto in treno verso Milano, la mattina di lunedì 29 aprile 2013.)