Come la mettiamo?

Marco Travaglio. Chi non lo ha almeno sentito nominare? Libri di inchiesta alti venti centimetri, che si susseguono incessantemente. In libreria oramai c’è una zona riservata esclusivamente a quel genere. Se non mi inganno è nata persino una casa editrice specializzata in questo tipo di pubblicazioni. Leggendomi, qualcuno ora potrebbe inarcare le sopracciglia pensando “ah, questo ce l’ha con Travaglio!” Nossignori, non è così. Anzi, dirò, ritengo che Travaglio sia un uomo decisamente più intelligente della media, e soprattutto ritengo che faccia bene il suo mestiere di giornalista, e che meriti di essere ascoltato. Il problema che sento è un altro, è un po’ diverso. Provo a spiegarmi: il filone principale di questi libri-inchiesta è indubbiamente la politica, o meglio la situazione non proprio rosea (eufemismo?) in cui versa attualmente in Italia. Così, leggendo uno di questi volumi, scopriamo cose che ci fanno scandalizzare, gridare “dagli all’untore”, cose che ci fanno venire voglia di mandarli tutti a casa con un bel calcio nel sedere (vabbè, non tutti, ma perlomeno quelli proprio indecenti). D’altra parte, a lettura finita, ci viene certamente da pensare che sì, chiunque leggesse le inchieste di Travaglio (o chi per lui) non potrebbe che scandalizzarsi come facciamo noi, non potrebbe che sposare il nostro pensiero.

Ma allora, perché non cambia nulla? Perché Berlusconi non perde le elezioni ma le stravince? La spiegazione più ovvia è che le parole di Travaglio non abbiano una diffusione sufficientemente capillare. Ma sarà veramente questo il motivo? In fondo Tangentopoli c’è già stata, no? E in fondo, a parlar male dei politici si sfonda una porta aperta per circa chicchessia in Italia, direi. E quindi?

Beh, io continuo a credere che fondamentalmente la tanto (pure a ragione, per carità!) criticata classe politica italiana sia esattamente lo specchio dei propri elettori. Quanti italiani arrivano a vantarsi di comportamenti scorretti, come ad esempio piccole o grandi evasioni fiscali? Partendo anche dal semplice “io non ho mai pagato il biglietto del treno”, intendo. Per non parlare poi di comportamenti diffusissimi ovunque come raccomandazioni, mancato rispetto delle regole solo perché le regole non piacciono, cafoneria diffusa. In mezzo a tutto questo bel background, i libri di Travaglio e soci. Ma a questo punto, mi chiedo: a quanti italiani le parole del bravo giornalista stimoleranno una reale volontà di cambiare, di rinnovare, di vivere in un paese diverso? A quanti, e soprattutto a quali? Agli italiani in genere, pronti a sparare a zero sui politici quando magari sono essi stessi protagonisti di comportamenti, in piccolo, altrettanto deprecabili? Io, onestamente, non credo. E non posso nemmeno credere che sarà Travaglio a cambiare il modo di stare in società di milioni di persone. Insomma, perché cambino i politici, devono cambiare prima gli italiani. Questo è, in poche parole, il mio personale modo di vedere. Ma allora, ditemi, come la mettiamo?

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3 pensieri su “Come la mettiamo?

  1. Grande Francè, hai sintetizzato ottimamente la situazione italiana: siamo un popolo di pigri lamentosi, ci piace criticare ma non abbiamo voglia di cambiare. Non ci piacciono le città sporche ma buttiamo senza problemi un fazzoletto di carta sul marciapiede. In Europa siamo i numeri uno in inciviltà e arretratezza. Come la mettiamo? Per me l’unica soluzione è abbandonare questo buco nero e scappare più lontano possibile (propongo Nuova Zelanda) 🙂

  2. Ummmmm… in parte concordo ma non del tutto…
    Il problema “italiano” è radicato nella sua storia, e se si pensa alla storia e alle implicazioni e conseguenze che questa ha avuto sul popolo italiano, beh il problema penso non possa essere ricondotto all’evasione delle tasse o al mancato pagamento del biglietto del bus, e possa essere riferito più ai politici che agli italiani come popolo… ho studiato da poco un libro che spiega un meccanismo psicologico che avviene individualmente così come collettivamente, del condizionamento che si ha nel considerare sè stessi a seconda del modo in cui ci considerano gli altri, e l’Italia come popolo ha sempre subito solo sconfitte da parte di un sistema politico inefficiente e corrotto… da qui nasce secondo me la rassegnazione e l’attuale assuefazione nei confronti dell’illegalità, delle mafie, la mancata reazione da parte delle classi subalterne.
    Io credo più che altro che sia proprio l’impunità di cui godono ormai da tempo i politici, a legittimare un comportamento simile da parte del popolo… se i politici possono, perchè io non posso?

    A mio avviso Travaglio informa e cerca di dare a chi lo ascolta degli strumenti in più per far sentire il proprio dissenso e la propria voce, ma lo stimolo non viene colto, perchè da una parte moltissssimi (al di là di quel che si pensi) credono che Travaglio sia un ciarlatano(ancora non capisco il rifiuto che la gente ha nei suoi confronti… sicuro in parte ignoranza), e dall’altra chi lo ascolta è disilluso e scoraggiato da questa gabbia di polli che ormai è l’Italia… e reagiscono come Kyoko, cioè pensando al giorno in cui lasceranno il paese 🙂

  3. Forse si tratta di una sorta di “circolo vizioso”. L’Italia ha prodotto quella classe politica/dirigente (soprattutto quella che attualmente si autodefinisce “destra”), quelle persone nelle loro azioni svuotano di significato comportamenti virtuosi, avvelenano il clima. Io credo che Travaglio faccia certo un ottimo lavoro di informazione, d’altra parte però quello che dico è: non bisogna fermarsi lì, fermarsi all’indignazione nei confronti della classe dirigente che ahimè ci ritroviamo. Bisogna riaffermare, ogni giorno, i valori buoni della cittadinanza. Cioè, bisogna pensare che – esempio – pagare le tasse è un atto di civiltà, che non gettare le cartacce per strada lo è pure, capire che “fare i furbi” nel piccolo è sempre e comunque grave. Indignazione e voglia di ricambio ci stanno e anzi sono sacrosanti, ma non basta! Bisogna fare questo individuale “sforzo di civilizzazione”, che secondo me è la cosa più difficile. Io penso (spero!) che chi legge Travaglio o comunque chiunque sia sensibile alla questione, mi possa capire, e possa condividere.

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