Predictor-Corrector

Ne ho abbastanza di metodi numerici per l’approssimazione di equazioni differenziali, veramente. Già mi interessa poco calcolare le soluzioni esatte, figuriamoci poi perdersi in contorte ricorsioni e stime di errori di approssimazione! Bah… in realtà l’Analisi Numerica non è nemmeno così atroce come io stesso la voglio dipingere. Per esempio, stavo leggendo poco fa qualcosa su un certo metodo chiamato Predictor-Corrector. Al di là di quello che effettivamente è, mi ha colpito la sua denominazione, mi ha fatto andare col pensiero oltre l’Analisi Numerica, oltre la Matematica stessa.

Predire e correggere. In pratica, cercare di capire cosa ci riservi il futuro e prepararsi di conseguenza, operare le opportune correzioni a ciò che facciamo, in modo che il futuro sia migliore, in qualche senso. Penso che, in fondo, a predire ci pensa la Scienza, la quale, fermi restando i suoi limiti, è in fin dei conti l’unico strumento che abbiamo. A correggere ci può pensare ancora la Scienza, ma essa in realtà potrà solo indicare come fare le correzioni necessarie: io sono convinto che in tale secondo passaggio la volontà umana, la volontà di tutti gli uomini, sia indispensabile per realizzare nel concreto le correzioni che servono. Non so, ho come l’impressione che gli uomini (intesi come genere umano, dico) abbiano la tendenza ad accontentarsi delle previsioni, che insomma pecchino di lungimiranza. D’altra parte, si possono fare molti esempi stupidi: “Se tra cent’anni i ghiacciai saranno tutti sciolti, che cosa m’importa, sarò già morto”. O ancora: “Se in futuro la povertà colpirà profondamente i nostri paesi, che mi importa? I soldi io ce li ho”. Chissà, forse se tutti gli uomini fossero scienziati (in senso lato), non si sentirebbero affermazioni così. Se esistono gravi problemi in questo mondo, forse la colpa è anche di questi individui che sanno pensare solo a sé stessi, e sono soddisfatti nel momento in cui possono vivere la loro brevissima vita nei piaceri e nelle spensieratezze. Manca forse una sorta di “coscienza collettiva”? Penso a essa come qualcosa di più forte ancora dell’istinto di conservazione della specie, qualcosa che ci spinga tutti quanti a comprendere che in realtà, per sopravvivere a lungo termine, non si può pensare solo a sé stessi e al proprio microscopico orticello. Ma è davvero destino che siano in così pochi a mostrare di avercela, a essere in grado di adoperarsi per realizzare il bene della nostra stessa specie?

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5 pensieri su “Predictor-Corrector

  1. bé… sempre pensierini da niente qui, eh?
    coscienza collettiva… immagino che come ogni altra zona della coscienza debba essere opportunamente stimolata sin dalla più tenera età, debba essere risvegliata, coltivata, persino indirizzata verso le conquiste dal “genere umano” in campo di coscienza collettiva. Che va di pari passo con i diritti universali. Chi mostra di averla ha solo continuato a coltivarla in modo cosciente ed autonomo, ma senza statistiche alla mano direi… che quel briciolo di coscienza collettiva che i giovani hanno la si perde quando ci si scontra con la cruda realtà. La società non premia i coscienziosi ma i furbi, potremmo quindi definirla… un carattere perdente per la sopravvivenza dell’individuo.

  2. Sono abbastanza d’accordo…
    ma al di là della furbizia o meno il mio pensiero è: già è uno sbatti atroce riuscire a stare a galla io, già do una mano a coloro a cui voglio bene… figurati se ho il tempo e le forze per salvare il mondo! Ma il mondo si salvi anche da solo, che lo ha fatto fino ad oggi e può continuare a farlo tranquillamente… magarì lo farà estinguendo il genere umano, ma questo non è un problema. Se è così che deve andare. allora così andrà. Che quelli dotati di coscienza collettiva continuino a sacificarsi per gli altri: io mi sono stancato di essere preso a pesci in faccia da gente che mi dovrebbe solo ringraziare.

  3. Nell’ottica a lungo termine i furbi sono polvere, han goduto, bevuto, sfruttato e colto al volo le occasioni e arrivederci, non gliene può fregar di meno di quello che succederà dopo il loro funerale.
    Non è paradossale che il carattere vincente della società come organismo sia la coscienza collettiva, proprio quella che non premia l’individuo.
    Scelta difficile sacrificare il proprio orticello, se qualcuno te la presenta come cosa da niente… diffida. Più facile mettere a tacere la coscienza.

  4. ever read of psychostory?
    Dalla trilogia (e oltre) de La Fondazione, di Isaac Asimov.
    Matematici che d’un tratto decidono di scrivere la storia…. dei prossimi mille anni.
    E ce la fanno.

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