Io un po’ credo di essere maturato, in questi anni di “sperimentazioni”. Fino a non troppo tempo fa, mi gloriavo per quelli che fondamentalmente erano solo barocchismi linguistici. Tutti, in fondo, sono capaci di scrivere qualcosa che faccia scena, basta che abbiano un minimo di padronanza tecnica. Ma qualcosa che faccia scena e contemporaneamente esprima qualcosa di consistente, di vero, forse no. E poi mi viene da pensare: è più sensato preparare a tavolino il proprio testo, costruendosi un’idea precisa del nucleo concettuale da sviluppare, oppure lasciar correre liberamente le dita sui tasti, cogliendo di volta in volta le suggestioni, facendo cioè in modo che il testo cresca di pari passo con il suo creatore e lo influenzi a sua volta? Ma è in realtà chiaro che si tratta di una domanda mal posta, e che probabilmente l’unico commento sensato è quello più banale di tutti, così banale che non mi preoccupo neppure di riportarlo.
Certo è che la scrittura può veramente darmi grandi soddisfazioni, per quanto talvolta a costo di fatiche non indifferenti.
Mercoledì, 13 Agosto 2008 alle 14:00 |
Uhmm… non so se te ne sei reso conto, ma questo stesso post è un “barocchismo linguistico” (come lo chiami tu)…
Giovedì, 14 Agosto 2008 alle 23:55 |
Tu dici? Beh, dai, io intendevo qualcosa di più, però, del tipo: tanta scena e poco altro, come per esempio questo.
Sabato, 16 Agosto 2008 alle 18:23 |
Quello del link è un “delirio di onnipotenza linguistico”, non solo un “barocchismo”
Domenica, 17 Agosto 2008 alle 15:29 |
Ciau!
più che altro -anche se ti sembrerà una banalità- credo che sia infinitamente più importante “che cosa uno ha da dire”, piuttosto del “come lo dice”.
Mi spiegherò meglio con un esempio: una delle letture più appassionanti che io abbia mai fatto è senza dubbio un fascicolo di venti paginette scritto dalla mia cara nonna, mancata da poco, per aiutarmi in una ricerca che avevo da fare alle medie. Sono le sue appassionatissime, colorite e sgrammaticate memorie (farcite di bellissimi piemontesismi!) del periodo ‘39-’45.
Quanto a me, amo scrivere di getto per “inquadrare”bene la materia; il labor limae viene, se ce n’è il tempo o la necessità, dopo.
Ciaoooooooooo!!
Domenica, 17 Agosto 2008 alle 16:18 |
Ciao Alice! Sostanzialmente dici quello che pur’io esprimevo, anche se ho una piccola riserva: il “come lo si dice” dovrebbe comunque essere, questo per chiunque scriva qualcosa, almeno corretto. Cioè, visto che a scuola l’italiano lo insegnano, è opportuno che tutti facciano il possibile per usarlo correttamente, senza storpiarlo come ahimè va di moda ultimamente. Poi, se uno ha talento, riesce a scrivere cose belle da leggere, oltre che corrette, ma è un altro discorso.
Ciao!!!
Martedì, 19 Agosto 2008 alle 20:49 |
Ti gloriavi ? Ti senti uno scrittore?
Giovedì, 21 Agosto 2008 alle 20:22 |
No, non mi sento uno scrittore. Mi piace scrivere ogni tanto, tutto qui. Ma la mia occupazione attuale e (spero) il lavoro che farò nella mia vita è un altro.
Martedì, 26 Agosto 2008 alle 10:18 |
E’importante come lo si dice!Fondamentale soprattutto per coloro che una storia la volgliono tutta barocca.Tanto chi vuol capirne il significato saprà farlo anche dinnanzi a tanto sfarzo.Diversamente, io opterei per la cosa semplice.