Nota

Venerdì, 4 Settembre 2009

Il blog c’è. Idee sensate su cui maturare scritti, un po’ meno. Quando ero piccolo – forse l’ho già detto – mi disperavo nel momento in cui mi veniva assegnato un compito di produzione scritta. Qualsiasi cosa mi venisse in mente, mi sembrava stupida, ecco perché non riuscivo mai a scrivere. Crescendo, invece, mi son sentito pieno di idee, e molte di esse sono diventate brevi brani scritti. Ora che ci penso, molte di esse erano stupide, al punto che se ci ripenso ora quasi provo imbarazzo.

In questi ultimi mesi mi sembrava che, qualsiasi cosa dovessi scrivere qui, sarebbe stata una cosa stupida. Per questo non ho pubblicato più nulla per molto tempo. E chissà perché invece ora sto pubblicando questa nota, pure con un pizzico di autocompiacimento.  Quello dei vecchi tempi.

PS: ho aggiornato la pagina di Matematica con un paio di novità!


“Cantami di questo tempo…”

Domenica, 11 Gennaio 2009

Vorrei, in questa giornata, rendere omaggio ad un grande cantautore, che sento di poter dire artista. Non mi sento di scrivere altro, qui.


Mezzo metro

Giovedì, 8 Gennaio 2009

Nei due giorni scorsi è nevicato, su Pavia.  Mezzo metro in tutto, direi. La città che cambia aspetto, le strade che spariscono, i marciapiedi come sentieri battuti in un campo completamente bianco. E poi, la luce: la luce dei lampioni cittadini, ma riflessa, diffusa ovunque, a creare quella particolarissima atmosfera.

Adesso sta piovendo, però. Ogni goccia d’acqua è come acido corrosivo, che buca il manto bianco, lo dissolve. Presto quel mezzo metro caduto in due notti sarà ridotto ad acqua sporca e fangosa, spiacevole da vedere, fastidiosa da camminarci sopra.

Non è giusto. Non è giusto che una cosa così bella, così… rivoluzionaria, sia destinata a essere tanto effimera. Vorrei che questa neve potesse restare così com’è, pulita, in un certo senso perfetta, per un altro giorno ancora. E invece sono condannato ad assistere al suo lento dissolvimento, alla sua agonia. Ecco: non è la sua fine in sé a farmi tanta pena. È la sua fine in questo modo, così atrocemente graduale. Se la neve caduta ieri e oggi su questa città deve proprio sciogliersi, io vorrei che si sciogliesse in un istante solo! E invece tengo serrate le persiane, per non vederla intanto che la pioggia, goccia dopo goccia, la distrugge.


Come la mettiamo?

Domenica, 14 Dicembre 2008

Marco Travaglio. Chi non lo ha almeno sentito nominare? Libri di inchiesta alti venti centimetri, che si susseguono incessantemente. In libreria oramai c’è una zona riservata esclusivamente a quel genere. Se non mi inganno è nata persino una casa editrice specializzata in questo tipo di pubblicazioni. Leggendomi, qualcuno ora potrebbe inarcare le sopracciglia pensando “ah, questo ce l’ha con Travaglio!” Nossignori, non è così. Anzi, dirò, ritengo che Travaglio sia un uomo decisamente più intelligente della media, e soprattutto ritengo che faccia bene il suo mestiere di giornalista, e che meriti di essere ascoltato. Il problema che sento è un altro, è un po’ diverso. Provo a spiegarmi: il filone principale di questi libri-inchiesta è indubbiamente la politica, o meglio la situazione non proprio rosea (eufemismo?) in cui versa attualmente in Italia. Così, leggendo uno di questi volumi, scopriamo cose che ci fanno scandalizzare, gridare “dagli all’untore”, cose che ci fanno venire voglia di mandarli tutti a casa con un bel calcio nel sedere (vabbè, non tutti, ma perlomeno quelli proprio indecenti). D’altra parte, a lettura finita, ci viene certamente da pensare che sì, chiunque leggesse le inchieste di Travaglio (o chi per lui) non potrebbe che scandalizzarsi come facciamo noi, non potrebbe che sposare il nostro pensiero.

Ma allora, perché non cambia nulla? Perché Berlusconi non perde le elezioni ma le stravince? La spiegazione più ovvia è che le parole di Travaglio non abbiano una diffusione sufficientemente capillare. Ma sarà veramente questo il motivo? In fondo Tangentopoli c’è già stata, no? E in fondo, a parlar male dei politici si sfonda una porta aperta per circa chicchessia in Italia, direi. E quindi?

Beh, io continuo a credere che fondamentalmente la tanto (pure a ragione, per carità!) criticata classe politica italiana sia esattamente lo specchio dei propri elettori. Quanti italiani arrivano a vantarsi di comportamenti scorretti, come ad esempio piccole o grandi evasioni fiscali? Partendo anche dal semplice “io non ho mai pagato il biglietto del treno”, intendo. Per non parlare poi di comportamenti diffusissimi ovunque come raccomandazioni, mancato rispetto delle regole solo perché le regole non piacciono, cafoneria diffusa. In mezzo a tutto questo bel background, i libri di Travaglio e soci. Ma a questo punto, mi chiedo: a quanti italiani le parole del bravo giornalista stimoleranno una reale volontà di cambiare, di rinnovare, di vivere in un paese diverso? A quanti, e soprattutto a quali? Agli italiani in genere, pronti a sparare a zero sui politici quando magari sono essi stessi protagonisti di comportamenti, in piccolo, altrettanto deprecabili? Io, onestamente, non credo. E non posso nemmeno credere che sarà Travaglio a cambiare il modo di stare in società di milioni di persone. Insomma, perché cambino i politici, devono cambiare prima gli italiani. Questo è, in poche parole, il mio personale modo di vedere. Ma allora, ditemi, come la mettiamo?


Aumenti tariffari nascosti?

Domenica, 16 Novembre 2008

Incuriosito e, diciamolo, anche un po’ ingenuamente esaltato per la messa in esercizio prossima ventura della linea Alta Velocità (AV) Milano-Bologna, ho voluto dare un’occhiata al nuovo orario ferroviario, in vigore dal 13 dicembre (se non mi sbaglio). Per ora sono presenti solo i convogli a media-lunga percorrenza, ma da una prima lettura sembra proprio che sulla Milano-Piacenza-Bologna-Ancona siano spariti (quasi) tutti gli Intercity. O meglio: convertiti in Eurostar city, conservando però le stesse fermate e quindi gli stessi tempi di percorrenza. Con la differenza che, essendo una categoria di treni superiore, il prezzo del biglietto aumenta, di qualcosa come 4-5 euro per la seconda classe. Chiunque può verificare questo fatto sull’orario internet, cercando soluzioni di viaggio su quella linea per date successive al 13 dicembre e confrontandole con quelle attuali. Una simile scelta, se verrà poi confermata nella realtà, mi sembra decisamente deleteria. A parte il fatto che si tratta di un effettivo aumento tariffario celato (i viaggiatori dei treni IC si troveranno costretti per forza a salire su questi EScity, praticamente identici in tutto ai vecchi convogli eccetto che nel costo), c’è da dire che tale mossa non fa altro che aumentare la confusione in cui già si trova il sistema tariffario delle ferrovie nostrane: dopo il 13 dicembre, sulla Milano-Ancona ci saranno alcuni EScity “veloci” che fermeranno solo a Piacenza, Bologna, Rimini (essi sono in realtà i primissimi EScity introdotti nel 2007), poi ci saranno altri EScity “lenti” che al contrario fermeranno in tutti i capoluoghi di provincia emiliani, a volte addirittura a Milano Rogoredo se non a Lodi (questi ultimi sono in effetti il frutto della conversione dei vecchi Intercity). Morale: un bel casino! E a questo punto cosa penserà il malcapitato viaggiatore, che si renderà conto che prendendo un certo EScity farà poche fermate e arriverà a destinazione in fretta, mentre invece prendendo quello di due ore dopo (per dire) farà più fermate e impiegherà anche un’ora in più? Questo beninteso spendendo gli stessi soldi! Come se non bastasse, sembra che tutta questa modifica colpirà anche la Milano-Torino e la Milano-Venezia, basta sempre guardare l’orario su Internet per rendersene conto…

In conclusione, si tratta di un panorama che mi risulta alquanto desolante. Aspettavo l’arrivo della AV Milano-Bologna sperando che tale nuova potente (e costosissima) linea portasse almeno ad un qualche rinnovamento e modernizzazione complessiva dell’orario, non di certo ad un ulteriore sostanziale peggioramento del servizio. Io amo tantissimo il treno e continuerò ad usarlo, ma gli altri? Quanti si sentiranno presi in giro e decideranno di viaggiare in automobile?


Discesa

Domenica, 12 Ottobre 2008

In fondo, penso ora, chi si colloca su qualche ideale piedistallo, pretendendo di osservare dall’alto tutto il resto e quindi sentendosi legittimato a giudicarlo, compie un errore madornale, grossolano, molto stupido. Questi individui, così facendo, intendono chiaramente chiamarsi fuori da chi criticano, e implicitamente pensano “sì, certo, io sono superiore”. E invece, elevandosi ad un livello più  alto degli altri, vedono tutto ciò che sta “di sotto” come una massa indistinta.

Ma non è così. A scendere giù, in basso, a vedere le persone come realmente sono, una per una, si possono avere bellissime sorprese. Così come grandissime delusioni, così come tanto altro, ma è ovvio, no? Si dice da sempre che il mondo è bello perché è vario. In effetti il mondo è vario, eccome. D’altra parte, io non sto dicendo niente di strano, di difficile. Dico solo che non bisogna generalizzare. Né bisogna dare giudizi su cose o persone che non si conoscono davvero. Tutto qui.


Alieno

Sabato, 27 Settembre 2008

La scena è circa la stessa, ogni volta. Una persona che mi fa una domanda innocua tipo “sei all’università? Cosa studi?”. Io studio matematica, oramai sono anche al terz’anno. A tale risposta, quasi sempre mi trovo davanti una faccia che mi osserva con un misto di stupore, ammirazione e una sorta di timorosa riverenza. Le parole che seguono, poi, sono quasi sempre le stesse: “ah, matematica! Ma ci vuole proprio una testa…” oppure “è proprio una cosa difficile, non sarete in molti…”. Sì, in effetti non siamo in molti, in corso.

Però io comincio a stancarmi di venir additato come un alieno, solo a causa degli studi che faccio. All’inizio poteva forse essere motivo di orgoglio, l’orgoglio dell’elitismo, il sentirsi chissà chi perché si fa una cosa che tutti ritengono strana e difficile. Beh, insomma, forse tempo fa potevo anche sentirmi così, ma adesso sinceramente penso che siano tutte idiozie. Io non credo proprio che vi sia una disciplina umana più facile o più difficile di altre. Ve ne sono talmente tante, e talmente diverse e a loro modo “facili” o “difficili”, che confrontarle fra di loro mi sembra un’operazione insulsa, e denotante poca onestà intellettuale. Perché poi, certo, è facile dire che tutto il resto è facile quando si conoscono le sole difficoltà della propria disciplina. Quando magari, ad approcciarsi a qualcosa di quel “resto”, ci si scoprirebbe disarmati, persi. Io, che ho al più la possibilità di conoscere in maniera approfondita solo poche, pochissime discipline (o addirittura solo piccoli pezzi di queste), non voglio fare l’errore di dare giudizi di valore su cose che non conosco a sufficienza. La matematica è vista come qualcosa di difficilissimo, del tutto fuori dal mondo, accessibile solo a pochi; nonostante questo io voglio pensare che si tratti solo di una disciplina umana come tutte le altre, con il suo bagaglio di difficoltà come tutte le altre, studiata da persone che si sentono semplicemente portate e appassionate, non certo “diverse” e circondate per forza da una qualche strana aura.


Dedica

Venerdì, 5 Settembre 2008

Questa sera ho capito molte cose. È strano, poi. Strano proprio come la musica che sto ascoltando in ripetizione, quel simpatico brano strumentale che accompagna i titoli di testa di Salò o le 120 giornate di Sodoma di Pier Paolo Pasolini. Strano, quello, perché così diverso dal film che ne segue, in fondo.

Agli amici non si nasconde nulla. No, invece, non è vero. Agli amici si nasconde qualcosa, anche cose importanti. Però, forse, non è possibile nascondere queste cose troppo a lungo, perché poi ciò che non viene detto a parole traspare dai gesti, dagli atteggiamenti.

Ci sono tante, troppe altre cose. Ora come ora, permettimi semplicemente di chiederti scusa, se per l’ennesima volta mi sono lasciato trascinare da questa scrittura così eterea e vaga, che di me non sopporti più. Ogni mese che passa, mi sembra di capire qualcosa di più su cosa significhi essere un buon amico. Se ripenso a com’ero due anni fa, quasi inorridisco. Quasi non riesco a credere che fossi stata proprio tu, tu, ad esserti affezionata a me per prima! A me, che non facevo altro che lamentarmi e cercare di stimolare compassione e attenzione negli altri con i miei stessi lamenti. A me, che mi sentivo chissà chi solo perché scrivevo lunghi sproloqui che mi sembravano filosofia. Chissà, forse è stato proprio perché mi sono sentito così ascoltato e benvoluto, che mi sono affezionato a mia volta. È passato del tempo, oramai, e credo di essere cambiato un po’, credo anche di essere migliorato, sì.

Però… però è strano, sai? A me sembra che tu sappia sempre insegnarmi qualcosa. Farmi capire cose della mia vita che non avevo capito. Mi sembra che tu sia sempre un passo in avanti, ecco. In ogni caso, quello che davvero importa non sta in questi lunghi discorsi. Quello che davvero conta sta in una riga sola, che forse poteva esaurire l’intero articolo. Sì, forse potrei fare come mi suggerisci tu, essere immediato e concreto, cancellare tutto e lasciare solo questa frase: io voglio solo essere tuo amico, come tu altrettanto sei mia amica. Voglio, e devo. Questo significa tanto. Significa praticamente tutto.


“Buttati!”

Martedì, 26 Agosto 2008

È così banale a dirlo, eppure ogni volta che ci penso, mi viene voglia di raccontarlo a qualcuno. Le analogie, apparentemente insignificanti situazioni, che eppure sembrano mostrare così bene ciò che sono io per davvero. Ma quante, accidenti! Mi vengono in mente i tuffi, per esempio. Da bambino, messi com’erano alla fine di ogni giornata al corso di nuoto, erano il mio terrore e supplizio. Non mi volevo buttare. Perdevo secondi, fors’anche minuti, fermo a pensare per cercare di decidermi, lì sul bordo. Gli altri sembravano quasi contenti di buttarsi, io mi chiedevo come facessero, e mi veniva da piangere. Con un po’ di tempo imparai a buttarmi almeno in piedi, i tuffi di testa al contrario sono per me tuttora irrealizzabili. Perché io certo non posso buttare la testa nell’acqua tenendo gli occhi chiusi, ma tenerli aperti significa necessariamente guardare verso il fondo, pensare che c’è un salto tra la mia testa e quell’acqua, che per quei decimi di secondo io sarò soggetto ad una forza che non posso controllare in alcun modo, nemmeno lo volessi. E in quei decimi di secondo dovrò vedere con i miei occhi che si avvicina il contatto, ineluttabile.

Sì, io sono terrorizzato dalle cose che non posso controllare. Dalle cose che conosco poco, e che per questa o per qualche altra ragione possono sfuggirmi di mano. Per questo non mi piace bere troppo, per questo non mi sento a mio agio neppure alla guida. Per questo non amo le “trasgressioni”, e per questo posso fin essere terrorizzato da cambi di programma improvvisi. Anche per questo, non so decidermi a corteggiare una donna.


Crescita

Giovedì, 21 Agosto 2008

Devo studiare. E ora pago il fatto di aver dormito solo quattro ore la notte, e tre il pomeriggio. Che poi, dormire di pomeriggio è qualcosa di cui mi sono sempre vergognato: da bambino lo evitavo per scelta, e ne ero particolarmente orgoglioso. Da bambino evitavo per scelta anche di utilizzare qualsivoglia espressione dialettale, perché il dialetto mi sembrava una cosa da bifolchi. Ero molto più snob di adesso, forse, quando ero un bambino.

Ma ora devo studiare, e non ho tempo di crogiolarmi in questo genere di ricordi. Piuttosto, notando quanto sia intontito ora per aver mancato il “sonno giusto”, mi viene in mente che solo due anni fa non era affatto così. Due anni fa, lo ricordo, mi capitò di stare sveglio fino alle cinque del mattino, e di svegliarmi alle sette e trenta per andare a scuola. Ma ci andai, e quel pomeriggio non dormii. Ed ero molto più sveglio di quanto non sia ora. Ma perché, questo? Dicono che a 20 anni uno sia pieno di energie, e forse è vero anche per me, ma probabilmente c’è qualcosa, in questa ormai non più nuova vita da universitario, che assorbe le mie forze, un po’ come se fossi costretto a portare costantemente pesi addosso. Peraltro, ho l’impressione che in futuro sarà sempre peggio. Anche se chissà, forse mi sbaglio.

Intanto, comunque, devo studiare.